Isola di Kere

 

Faro di Punta Sophia Psuke Baia della Vera Finzione Rocca Grotta della Memoria

Faro di Punta Sophia

Faro di Punta Sophia

Sotto il faro di Punta Sophia c'è una grotta sulla spiaggia di sassi, ove una volta vivevano degli eremiti: per questo lì si trovano scritti di spiritualità, di meditazione, dalle diverse tradizioni sapienziali.

Solidarietà: ‘Los Quinchos’, il progetto italiano che salva i bambini in Nicaragua

22-03-2015

Nicaragua, Managuamercado oriental: una città nella città, con i suoi vicoli proibiti dove si vende di tutto, si traffica, si trova non solo la droga ma anche le armi, ci si prostituisce. In una discarica frugano nell’immondizia bambini, piccolissimi, recuperando il recuperabile, sopravvivendo con gli scarti del benessere. Come a Mumbai, a Nairobi, a Manila. Dormono lì a gruppetti, poi si spargono per il mercato, cercano qualcosa da rubare, magari una turista da assaltare, si muovono in gruppo. Appena adolescenti, si armeranno, diventano pandilleros e molti di loro moriranno nei conflitti a fuoco con la polizia o tra le bande giovanili, le pandillas, che si spartiscono il territorio.

Al mattino Eric, Bonnie e Juan li cercano nelle viuzze, gli propongono di venire a mangiare nella ‘casa filtro’, a fare una doccia. Sanno muoversi, conoscono tutti i vicoli, sanno come avvicinare i ragazzini: sono stati anche loro nella strada. Oggi lavorano per il progetto Los Quinchos, creato venticinque anni fa da una professoressa sarda che era venuta per vedere la vittoria dei sandinisti: il viaggio era alla fine, stava per tornare in Italia: aveva già visto i bambini di strada che sniffano la colla e cercano di sopravvivere, molti in Messico e in Guatemala: una sera vicino all’hotel Intercontinental ne aveva incontrati tre molto piccoli, che dormivano in una ruota di camion.
“Che ci fate qui?”. “Ci viviamo”. Li aveva portati a mangiare, ma al momento di lasciarli aveva deciso che doveva tornare in Nicaragua e fare qualcosa: tutto ciò era intollerabile.

Quattro anni dopo, nel 91, con qualche soldo raccolto tra gli amici di Cagliari, era tornata e non se ne è più andata. Si chiama Zelinda Roccia, un nome che sembra lo pseudonimo di un’artista di circo. E’ molto intelligente, amorevole e tostissima al tempo stesso. Altrimenti non ce l’avrebbe fatta.

Tra mille difficoltà, dolori e soddisfazioni, oggi dalla ‘casa filtro’ quelli che vogliono provare a lasciare la strada vanno a vivere in campagna a San Marcos, in una fattoria a un’ora da Managua: vanno a scuola, imparano mestieri, alcuni tornano nella strada, nella droga, nella criminalità. Molti trovano la loro di strada, c’è chi si è laureato. Un’altra casa accoglie le bambine, una terza è in un’altra città.

Ho lavorato con loro per un breve periodo, un corso di psicosintesi per educatori: non sapevo davvero se potesse essere utile, forse sì, visto il grande coinvolgimento. Lo è stato certamente per me: ho fatto anche degli incontri individuali, raccogliendo storie terribili , che mi facevano chiedere dove sarei io se avessi vissuto la metà di quello che è capitato loro.

Straordinaria capacità di resilienza, di non perdere la propria umanità, di fare della propria tragedia lo strumento per essere educatori, visto che dalla strada vengono e sanno di che parlano i bambini: si chiamano Los Quinchos, “nunca mas un nino en la calle” è il progetto, vivono grazie al lavoro di Zelinda, degli educatori e dei comitati italiani che li sostengono, a Firenze, Bolzano, Brescia, sull’Adda, Cagliari.


L'universo crea Dio

14-04-2014

L' universo è cresciuto e vuole farsi Dio
Essere santi senza Dio, questo è l'unico problema concreto che oggi mi interessa.

A.Camus

La psicosintesi ti accompagna alle porte del mistero, poi le varchi da solo. Questo insegnava Assagioli. Il cammino della realizzazione del Sé si colora in tanti modi, prende tanti nomi . Ma Assagioli ha anche scritto di un sé Universale, di un inevitabile processo evolutivo di sintesi. Quanti di noi ne parlano agli allievi ? Timore di non essere “scientifici”, di urtare la sensibilità religiosa, che nella nostra cultura é prevalentemente cattolica .
Dio che si fa uomo, uno e trino, il Padre che sacrifica il figlio. Di tutti i miti quello cristiano mi pare il più bello, il più complesso, il più felice dal punto di vista letterario. Incontra il bisogno di sacro, incontra le domande più spinose sul rapporto tra divino e umano, con una acrobazia creativa che il buddismo evita del tutto, rifiutando semplicemente di rispondere a certe domande. Ma non mi ha mai convinti fino in fondo, l'ho affiancato ad altri miti, ad altre cosmogonie.
Guidavo, una mattina come tante, accompagnate dalle riflessioni di un teologo , Tocci Michelin, che mi ha donato questa frase di Camus, su cui ha riflettuto a lungo , e come lui Enzo Bianchi, il priore di Bose. . E dopo tanti anni di dubbi, di spiritualismo agnostico, di universalismo relativista, d'improvviso mi è parso che le mie idee si accomodassero tra di loro, come in un incastro. Ma certo, non c' è nessun creatore dell'universo, è l'universo stesso che si crea, in una continua crescente complessità , tra mutazioni casuali, caso e necessità e , sempre più , INTENZIONE, l'intenzione che nasce dall' evoluzione della coscienza, puntini luminosi che crescono sempre di più sia in quantità che in intensità. Alcuni di questi diventano pezzi fondamentali del puzzle, ordinano attorno a sé altri pezzi, chiariscono il disegno generale ;ne nascono conglomerati luminosi, organi più complessi di coscienza, : li chiamano religioni, tradizioni sapienziali e sono satelliti nell'orbita di grandi coscienze. Certi periodi sono più favorevoli, in zone lontane dell'universo se ne accendono alcune che si chiamano Cristo, Budda, Maometto, Shankaracharia, Essi stessi si ingannano, parlando di un dio che sono loro stessi. Non so se lo fanno intenzionalmente, per aiutare coscienze più semplici. Il Simorgh, la fiaba persiana, lo dice in chiaro :moltissimi uccelli partono per un lungo viaggio alla ricerca del loro re. Ne arriveranno solo trenta: il Re degli uccelli sono i trenta uccelli che arrivano a destinazione. Il Simorgh sono loro: la cellula si scinde e si moltiplica fino a diventare un individuo cosciente, se la complessità continua quest' ìndividuo si connette ad altri, l'interdipendenza, la vacuità, l'' amore universale ne sono la manifestazione. E quindi cresce la coscienza , con essa la volontà di amore : come si può, se evoluti ,odiare se stessi ? E l'altro, chi è ? La formica che capisce il formicaio lo guida verso nuove forme. E' l'universo che crea Dio, in un processo laborioso, pieno di errori, perché scopre poco a poco il suo piano e lo modifica. “ Mi interessa capire come pensa Dio, il resto sono dettagli”. Questo scrive Einstein. E' come il bambino che si chiede come funziona il suo corpo e fa ipotesi, non parliamo poi della psiche che lotta per capire se stessa. Ecco perché i lumini, quelli più avanti, gli iniziati, insistono sulla coscienza di gruppo. Al liceo, quando le “spiegazioni “ sull'esistenza di Dio si susseguono l'una dopo l'altra, e , se non ci annoiavano di certo ci confondevano, mi parve che Spinoza fosse quello che più mi diceva ciò che confusamente pensavo. E mi torna oggi, quaranta anni dopo, grazie a un cd messo nell'autoradio per avere un po' di compagnia intelligente.


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