Andrea Bocconi crede che io non sappia leggere. In realtà sono laureato in filologia
romanza, mi fingo ignorante per controllarlo
meglio, leggere i suoi libretti, scoprire le sue trame. Ho i miei
informatori, che mi mandano messaggi in bottiglia e segnali di fumo, come questo Cerami.
Vento Di Mare
Viaggiare e ritornare senza muoversi di casa
Ho letto in quattro e quattr'otto
un bel libro appena uscito da Guanda. L'autore è il lucchese
Andrea Bocconi, un po' psicoterapeuta, un po' scrittore e un po' guru.
II titolo è Viaggiare e non partire, il costo: 10 euro tondi.
Il fascino del volume è innanzi tutto nel tono di voce di Bocconi,
semplice, caldo, quasi il viaggiatore avesse paura di svegliare un
mondo dalla sonnolenza antichissima e sontuosa. Una voce sensuale,
che descrive l'incanto dei profumi, dei colori, dei sapori che una
volta appartenevano anche all'Occidente e che oggi si concentrano in
terre mitiche e lontane, abbandonate a un tempo senza tempo, dove gli
abitanti mangiano spiedini di cobra. Il lettore viene strattonato,
spinto d'improvviso in una dimensione tanto onirica quanto tangibile
e dopo un attacco di agorafobia, di spaesamento, si accorge di non
essersi mosso da casa sua: quel viaggio è in verticale dentro
se stesso. I fantasmi di Katmandu, le divinità del Gange, il
peyote stanno dentro di noi da sempre, in forma di incubo o di tentazione.
Ogni visitazione è una rivisitazione, ogni scoperta è pioggia
che cade sul bagnato. Solo i sensi viaggiano. Bocconi usa come filo
rosso il valore del viaggio in sé, sia quello stanziale che
quello itinerante. Per questo non lemosina citazioni e avventure di
altri viaggiatori: pensieri acuti e divagazioni falsamente turistiche
si alternano tra suggestioni e divertimento, curiosità e bagni
nelle zone più profonde dello spirito. Viaggiare e non partire,
facendo convivere alto e basso, autobiografia e saggio, espiazioni
e redenzioni, fughe e mesti ritorni a casa, si presenta come testo
ai confini dei generi, moderno e ricco di annotazioni di estremo interesse.
Bocconi è un viaggiatore "professionista", si vede
dal disincanto con cui si cala nei mondi incantati, nelle geografie
dell'anima, nella esplorazione delle nevrosi che si incarnano nel mito.
Il modo migliore di viaggiare, è scritto, è quello di
partire senza biglietto di ritorno, pur sapendo di dover ritornare.
Un capitolo ha per titolo un'esortazione che esplicita il senso di
tutto il volume: "E possa il tuo ritorno sembrare una partenza".
Come dire che non si vive in nessun posto, perché partire equivale
a tornare. E se non si vive in nessun posto vuol dire che la nostra
condizione esistenziale è quella di abitare nell'isola di Thomas
More, in quella repubblica perfetta che si chiama "Utopia",
che letteralmente significa "in nessun luogo".


