"Naturalmente nella Rocca c'è una splendida sala d'armi ove si praticano le arti marziali, tra cui la più bella, essenziale per il mestiere di corsaro: la scherma. Il mio padrone nonostante l'età si picca di essere ancora un valente schermitore, e a me tocca farlo vincere."
Il Maestro Bonelli ha compiuto cento
anni il venti di settembre. Lo hanno celebrato in una bellissima serata
di ottobre molte generazioni di allievi, il Presidente federale Di
Blasi, il più medagliato degli atleti italiani, Edoardo Mangiarotti,
il Presidente dei maestri di scherma Toran e tanti altri.
Il numero degli anni impressiona anche di più, se si vede come
li indossa quest'uomo vivace, brillante e spiritoso, sempre pronto
all'ironia e tutt'altro che chiuso nei suoi ricordi, peraltro preziosi.
E' solo da sei o sette anni che ha smesso di dare
lezione "perchè una volta mi sono sentito stanco in pedana
e ho pensato che non sarebbe stato bello per l'allievo se mi fossi
sentito male".
Questo ce lo disse in una lunga intervista filmata
che facemmo poco prima del centenario. Avevo preparato molte domande,
ben consapevole che poi il Maestro avrebbe svariato, sciorinando un
repertorio non meno ricco di quello che schermistico, affinatosi in
tanti decenni di lavoro.
Ci sono nomi che per noi appartengono alla leggenda:
Gaudini, i Nadi. Lui li aveva visti tirare, ricordava i tornei, aveva
aneddoti gustosi. Ma aveva naturalmente seguito anche le Olimpiadi
con trepidazione: la Trillini era stata avversaria nelle categorie
giovanili di una brava fiorettista aretina, Daniela Tortorelli e lui
poteva raccontare quegli assalti con dovizia di particolari.
Non tutto gli piaceva, aveva naturalmente le sue
riserve sui cambiamenti della sciabola, anche se non era certo chiuso
alle novità: "ogni tanto vengo in sala, per aggiornarmi",
mi aveva detto.
Mi colpì una considerazione generale: "non mi piace quando
si esulta troppo dopo una vittoria. Non è rispettoso nei confronti
dell'avversario."
Una sensibilità da gentiluomo, che ricordava come la scherma
fosse un modo di forgiare il carattere, forse l'unica arte marziale
nata ad occidente. Oggi c'è chi dimentica di dare la mano all'avversario.
I discorsi non sono stati affatto di circostanza:
si è reso onore alla classe magistrale, e a questo signore che
col suo bell'accento campano ha, come sempre, rubato la scena a tutti,
come era giusto che fosse nella sua serata d'onore.
Andrea Bocconi

