"Sotto il faro di Punta Sophia c'è una grotta sulla spiaggia di sassi, ove una volta vivevano degli eremiti: per questo lì si trovano scritti di spiritualità, di meditazione, dalle diverse tradizioni sapienziali."
Quod este inferius, est sicut (id) quod est superius, et quod est superius, est sicut (id) quod est inferius, ad perpetranda miracula rei unius.
(Tabula smaragdina Hermetis)
Il tema dà un brivido tra le
spalle, in quel punto che Nabokov chiamava "l'organo della letteratura".
Credo che nasca da quella piccola sorpresa nascosta in ogni spiazzamento,
come questa che nasce dall'aprirsi improvviso di un crepaccio cognitivo;
Agostino lo ha detto magistralmente a proposito del tempo, notando
che sa cosa è il tempo finché non gli viene chiesto,
quando lo deve dire non lo sa più.
Sacro e profano sono due termini che sembra facile
definire, ma nascondono complessità e spirali di contraddizioni.
Decido di partire dalle etimologie, guidato da Niccolò Tommaseo
e da Giacomo Devoto, due che non si lasciano fuorviare facilmente.
Sacro: dalla rad. SAK, propria delle aree italica,
ittita, germanica settentrionale e tocaria per indicare" ciò da
cui si deve stare lontani perché sacro".
Profano: "davanti al tempio". [1]
Definizioni basate sullo spazio: dal sacro bisogna
stare lontani, vi è un tabù spaziale, e allora lo spazio
fuori dal tempio è profano. Difatti Gesù caccia i mercanti
dal tempio, che vadano nello spazio giusto, quello profano. Non mi
sembra che questa parola debba essere svalutativa, è solo una
giusta collocazione.
Nel campo dell'etimologia, sono un profano, non sono
addentro. Il punto di gravità, il polo magnetico che attrae
e respinge è nello spazio sacro: come l'ultima stanzetta del
tempio indù. Ove non si può accedere.
Ricordo la cerimonia balinese in cui mi sedetti su
un sedile stranamente vuoto: l'amico Pak Mokoh mi accompagnò con
garbo in un posto "da cui si vedeva meglio", scoprii poi
che lì doveva sedersi un dio. Sacrilegio non intenzionale, ma
anche attrazione energetica, forse.
Il fatto è che il confine tra dentro e fuori, tra ciò che è tempio
e ciò che non lo è, è un confine soprattutto (ma
non solo) mentale.
Ciò che è sacro per gli uni non è così per
altri, e non è perenne: Dio Patria e famiglia, dopo il macello
di due guerre mondiali, non sono più valori sacri per cui battersi.
Scrive Tommaseo: "Il sacerdote è persona sacra. Ma può ben
essere altro che santa".
Santo è più che sacro. "Che sacro differisca da
santo, lo dice l'unione de' due vocaboli sacrosanto& Santo, che
dà o riceve sanzione più solenne, è riconosciuto
per sacro, e però deve tanto più rimanere inviolabile& L'infedele
distrugge le cose che sa essere sacre al suo nemico. Perché non
le crede sante". [2]
Se ciò che rende sacro è un atteggiamento mentale, è possibile
non solo profanare ciò che per altri è sacro, ma anche
sacralizzare ciò che comunemente si ritiene profano.
Come nello zen che rende sacre pratiche come la disposizione
dei fiori, il tiro con l'arco, la cerimonia del tè. Del resto,
con uso profano e ironico della parola, si dice che il tè delle
cinque è sacro per gli inglesi.
Qua sacro significa irrinunciabile, significa che
gli si dà un valore e si creano delle forme, cioè un
rituale, in questo caso laico. Anche i rituali delle nevrosi ossessive
sono una sacralizzazione fondata sul pensiero magico infantile: se
non li si compie accadrà una catastrofe, Dio ci punirà,
un Dio padre padrone, che si vendica di ogni infrazione all'ordine,
anche a quello delle forme simboliche.
Il mistico, il santo, al contrario forzeranno i confini
del sacro, trovando il santo ovunque, e scandalizzando: come il Simeone
che si trascinava un cane morto al guinzaglio in chiesa e alle rimostranze
dei buoni cristiani, faceva loro notare quanto putridume portassero
loro con sé nel luogo sacro.
Il mistico vede Dio, sente la presenza, in ogni manifestazione,
che siano i gigli di campo o l'acqua da tirare su dal pozzo. Il profano,
poiché non sa, si farà scappare sotto il naso anche le
manifestazioni si santità. Per quanti cittadini di Nazareth
Gesù era un figlio scapestrato, un falegname mancato?
In un racconto di Anatole France, il procuratore
della Giudea, Pilato non riesce proprio a ricordare questo caso che
aveva giudicato.
La nostra scintilla di santità è il Sé, quando
illumina ciò che era oscuro diviene di colpo presente, evidente,
e allora i valori morali faranno posto ai valori etici, e ogni momento
del giorno e della notte trova la sua sacralità.
"Lavare il piatto come se fosse il Budda bambino", dicono i tibetani.
Nel tantra ciò che è profano diviene sacro: cibi proibiti,
sesso.
Come tutte le dicotomie anche quella tra sacro e
profano ha una sua verità relativa, un livello di base in cui è utile:
chiederemo in un paese nuovo come ci si comporta, impareremo le forme
condivise del rispetto per il sacro, le regole del gioco.
Ma ad una visione più profonda, inevitabilmente, il Sé appare
come un ologramma presente in ogni atomo dell'ovoide, che sempre lo
contiene e ne è contenuto.
"Ciò che sta in alto è come ciò che sta in
basso: come i 'giorni' in alto sono riempiti dalla
benedizione dell'Uomo (celeste), così i giorni qui in basso
sono riempiti dalla benedizione grazie all'intermediazione dell'Uomo
(del Giusto)." (Zohar, Waera, 25-a).
Nel nuovo millennio il sacro va cercato e creato
nella strada, fuori dai templi, in ogni attività. Perfino in
quelle comunemente considerate sacre.
[1] G.
Devoto, Avviamento alla etimologia italiana, Dizionario etimologico,
Le Monnier. [ritorna
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[2] N. Tommaseo, Dizionario dei sinonimi, Vallardi [ritorna
al punto]
Edito in Psicosintesi, Rivista dell' Istituto di Psicosintesi

