"Sotto il faro di Punta Sophia c'è una grotta sulla spiaggia di sassi, ove una volta vivevano degli eremiti: per questo lì si trovano scritti di spiritualità, di meditazione, dalle diverse tradizioni sapienziali."
Nelle civiltà che tramandavano
la propria cultura solo attraverso una tradizione orale, i cosiddetti "popoli
primitivi", il teatro nacque e si sviluppò come teatro
sacro.
Il carattere di sacralità non si riferisce tanto al contenuto
di ciò che viene rappresentato, ma al significato che alla parola "sacro" ha
e ha avuto per l'uomo di ogni tempo: non un'idea collegata ad un Dio
trascendente, non una semplice allegoria morale, ma il contatto con
una "potenza" , con una superiorità sentita a volte
come un "mysterium tremendum", come una "maiestas" che
però è possibile incontrare nelle realtà "naturali".
L'uomo prende coscienza del sacro come qualcosa di "altro" che
si manifesta però in oggetti che fanno parte integrante del
nostro mondo manifesto, come dice M.Eliade:
"
la pietra sacra, l'albero sacro non sono adorati
in quanto tali, lo sono invece proprio per il fatto che sono "ierofonie",
perchè mostrano qualcosa che non è più né pietra
né albero, ma il sacro".
Nel teatro delle origini c'è una identificazione quasi completa
tra attore e personaggio e tale vissuto, una sorta di "partecipazione
mistica" si estende anche allo spettatore. In questa partecipazione è sospesa
ogni forma di razionalizzazione e di uso della mente concreta e questo
favorisce la nascita di una comunione trascendente tra i partecipanti
, cosa che è proprio la caratteristica fondamentale del sacro.
Tale sacralità la si ritrova anche nel teatro orientale, in
civiltà che , come quella indiana, hanno trovato nell'arte uno
dei veicoli più diretti per congiungersi alla divinità.
Secondo la tradizione indiana, l'inventore del teatro fu addirittura
un dio,Bharata, che portò agli uomini sulla Terra le rappresentazioni
che aveva creato per gli dei celesti.
Il teatro occidentale, infine , ha le sue radici
nella Grecia antica, in particolare nelle cerimonie dei Misteri che
celebravano i riti di morte e di rinascita , dei cicli della vita.
Spesso tali riti erano riservati ad una elite particolare, i cui componenti,
proprio per aver partecipato in vita a tali rappresentazioni, avevano
contatto con insegnamenti trascendenti che ne favorivano la crescita
con coscienza. Si conosce poco di questi riti arcaici, ci sono giunte
nei secoli solo alcune notizie sui Misteri Eleusini, Orfici e Dionisiaci.
I Misteri Eleusini riguardano il culto di Demetra, la Grande madre
e nella rievocazione del ratto ad opera di Plutone di sua figlia Kore
(Proserpina); i Misteri orfici si rifacevano al mito di Orfeo che riusciva
a innamorare tutti e a sottomettere le forze brute della natura grazie
al canto e al suono della lira regalatagli da Apollo; i Misteri Dionisiaci,
infine celebravano Dioniso, dio dell'ebbrezza dal cui culto nacque
poi in seguito la Tragedia. (Il termine "tragedia" si riferisce
infatti in origine a un tipo di canto intonato dal coro intorno all'altare
del dio).Dalla cerimonia dialogata tra il dio Dioniso e il coro nascerà poi
la rappresentazione teatrale che prenderà nel tempo le connotazioni
che noi tutti conosciamo.
Quello che è importante sottolineare è la sorgente comune
a tutte le forme dell'arte teatrale espresse nel tempo da varie civiltà:
le rappresentazioni sacre.
Si potrebbe dire che Il teatro nasce dalla necessità di tradurre
in segni concreti e leggibili il rapporto sentito tra l'umano e il
divino, tra il profano e il sacro. E questa radice è così forte
all'interno dell'inconscio collettivo e individuale da rendere possibile
l'utilizzazione del teatro come un mezzo di intima comunicazione intra
e interpersonale, in analogia con la sua prima funzione, quella di
ponte tra l'umano e il divino.
Senza essere esperti o maestri nella specifica forma
d'Arte, è possibile fare esperienza della rappresentazione teatrale
come simbolo del contatto tra la persona e il mondo sottile, tra il
visibile e l'invisibile , ricordando che nell'antica Grecia il "simbolo" era
il mezzo di riconoscimento che si otteneva spezzando irregolarmente
in due parti un oggetto, in modo che il possessore di una delle due
parti potesse farsi riconoscere facendole combaciare: non possiamo
immaginare così anche il rapporto tra il nostro Io personale
e il nostro Sé transpersonale?

