"Sotto il faro di Punta Sophia c'è una grotta sulla spiaggia di sassi, ove una volta vivevano degli eremiti: per questo lì si trovano scritti di spiritualità, di meditazione, dalle diverse tradizioni sapienziali."
Tiziano Terzani è morto. Quando
muore un amico viene fatto di ricapitolare il nostro incontro con lui.
Sapevo che si era aggravato e lo avevo sentito presente tutto il giorno,
in tanti modi diversi. Era attesa la morte e quando è arrivata
la notizia che se ne era andato proprio quel giorno ho sentito un'onda
di serenità. Tutto sembrava giusto.
Il giorno dopo a Trento sono entrato in una libreria
dal nome affascinante, "Disertori". Alla ragazza alla cassa
ho detto, non so perché: "è morto Terzani, metta
il suo libro in vetrina. Se lo merita."
La libraia, appena dietro, ha fatto un sospiro: "oh, mi dispiace
davvero tanto."
Hanno messo il suo ultimo libro in vetrina.
In tanti hanno reagito come per la morte di un amico.
Quando muore una persona perbene accade un fenomeno di riconoscimento,
lo piangono in tanti, anche di idee diverse. Si realizza che posto
occupava sulla scena della nostra vita. Successe con Berlinguer, ben
al di là del popolo della sinistra. Per anni ho conservato la
sua foto in braccio a Benigni.
Penso al Terzani con i baffi, giornalista che cercavo
nei reportage su Repubblica: un uomo di successo, a cui l'espulsione
dalla Cina aveva aggiunto un'aura particolare. Lo vidi in casa sua,
ad Hong Kong: era indaffarato, parlammo un po' e mi affidò all'ospitalità gentile
di Angela. I figli erano appena adolescenti, Folco voleva che gli parlassi
di psicologia.
La cosa che mi colpì di più fu l'altare degli antenati
che si erano portati dalla Cina. Mi era chiaro che non era un oggetto
da collezione, era un altare. Non chiesi nulla.
Poi ci fu il grande successo di "Un indovino mi disse": lo
lessi, lo regalai, me ne dimenticai. C'era qualcuno in cerca, lì dentro.
Anni dopo sulla cronaca locale vidi una foto di Terzani
ad Orsigna, nella collina pistoiese. Decisi di andarci, perchè Pistoia
mi è cara. Ma questo non è un perché. Sulla porta
di ingresso c'era scritto. "le visite impreviste sono le meno
gradite. H. Hemingway".
Mi rallegrai che non ci fosse e lasciai un libretto
in inglese che avevo scritto a una filippina. Dimenticai di nuovo.
Un paio di anni dopo trovai a casa una cartolina scritta fitta fitta,
occupando ogni spazio possibile. Non capivo. Poi vidi che era una foto
di Tiziano, in bianco e nero, fatta in Nepal. Decifrai la firma e l'invito
ad andare a trovarlo ad Orsigna.
Come spesso gli capitava, poi si pentiva degli inviti
perché voleva stare in pace, ma alla fine andai.
Aveva un fare da gattone nella conversazione, riusciva
a farti parlare molto di te anche se non ne avevi voglia, sarebbe stato
un buon psicoterapeuta.
Parlavamo dell'India, dissi che ci ero stato tante
volte.
"
E dove?"
"
Un posto speciale per me è Almora, nelle Kumaon hills. Ci ho
passato lunghi periodi, più volte".
Gli occhi gli si riempirono di lacrime. Lì aveva cercato rifugio,
lì si era ritirato, come tanti prima di lui, in quelle montagne
sacre. Mi dette una pazza allegria scoprire che l'uomo che gli portava
i fax era il ragazzo con cui avevo fatto la prima amicizia indiana.
La conversazione cambiò registro, e diventò un lungo
dirsi, tanto che restai a cena, poi a dormire. All'alba vidi nel giardino
un cervo. seppi poi che veniva spesso, Tiziano gli lasciava del latte.
Il mio libretto gli era piaciuto e si prese la briga di mandarlo al
suo editore, che ora è anche il mio. Quello che mi toccò di
più è che si fece lasciare il manoscritto e lo spedì lui,
immagino dall'Ufficio Postale vicino a Orsigna, dopo averlo impacchettato.
Insomma, non se la sbrigò con una telefonata o con una mail,
se ne prese cura anche nelle incombenze più noiose, fece il
pacco e appiccicò i francobolli. Dio è nei dettagli,
ha detto qualcuno. Il vero prendersi cura, pure.
Prima di andare via eravamo amici. "Ti devo dire una cosa, ma
mi devi promettere di non rivelarla a nessuno, neanche a tua moglie.
Ho il cancro. Ed è la cosa migliore che mi sia capitata nella
vita."
Una grande calma nella stanzetta di legno. Tenni il segreto per anni,
neppure era IN SE' la cosa più importante di cui parlare, quando
ci si incontrava. Era un argomento stranamente periferico, il motore
di tante altre cose. Non lo si evitava, ma c'era sempre qualcosa di
più importante.
Era la ricerca spirituale che gli premeva.
L'Afganistan lo stanò dalle montagne, mesi di polemiche assurde
per quella che era solo un'analisi fuori dal coro, tutto sommato di
moderato buon senso. Il dopo undici settembre, la vergogna provata
quando in un ospedale un vecchio a cui aveva regalato dei biscotti
gli dice. "ci bombardate e poi ci date i biscotti."
Quando esce "Lettere contro la guerra " Tiziano lo presenta
ovunque lo invitino, nei circoli ARCI, nelle scuole. Una generosità assoluta,
un mettersi a disposizione che gli ha fatto incontrare un mondo di
giovani. Non va nei talk show. Sul palco è una forza della natura,
polemico e carismatico, provocatore e seduttore: parla "bene" del
burkha e male della democrazia. Diventa un icona del movimento no global,
ritorna in pieno Tiziano Terzani, dopo tanti sforzi per diventare Anam,
il senza nome, negli ashram indiani dove pratica la via del sannyasin,
quello che rinuncia al mondo. Il libro, scritto velocemente, e dedicato
al nipote Novalis, va in testa alle classifiche: buon segno, combatte
alla pari con quello della Fallaci, espressione dei sentimenti ostili
e bellicisti delle coscienze meno evolute. Sì, è quello
che penso.
Poi di nuovo in India, nel suo ritiro, a terminare
l'ultimo libro, "Un altro giro di giostra", a prepararsi
al passaggio. Sono ancora suo ospite a Dehli, giornate allegre, mercatini
e ristoranti e chiacchiere e un senso di famiglia, con Angela.
L'ultimo incontro a Bellosguardo, in quella bella
casa che è la sintesi della loro vita, con colonne del Gujarat
e vecchia toscana. Ha la generosità di criticare un mio libro
che non gli è piaciuto; chi mai glielo fa fare, ha altro a cui
pensare. Sarebbe così semplice smussare o glissare, ma non sarebbe
onesto: lo fa in un modo impetuoso, mi dice cose che, al di là del
libro, mi ricorderò, spero, come una bussola nella vita. Dove è meglio
morire, questo discutiamo. Mi arriva pochi giorni dopo una delle sue
cartoline fitte fitte, è un acquarello che ha dipinto in India,
si vede l'interno del suo rifugio, la fiamma di una candela, il panorama
dalla finestra. Il dentro e il fuori.
Mi augura buon viaggio. E io a te, dolcissimo amico.

